Stop SOPA
Sono molte le critiche mosse al SOPA; tra le principali:
il SOPA prevede una causa legale per un singolo contenuto in violazione di copyright, mentre il DMCA (Digital Millennium Copyright Act, cioè il disegno di legge attualmente in vigore negli USA) prevede una semplice diffida da parte del detentore dei diritti; il prezzo con il SOPA è l’oscuramento del sito, con il DMCA è la rimozione del solo contenuto caricato illegalmente;
le spese legali costituiscono un deterrente e un serio pericolo per i siti non-profit o low-budget;
si presta facilmente ad un uso strumentale da parte dei detentori di diritti per mettere in ginocchio determinati siti, in quanto questi ultimi dovranno sostenere le spese legali anche se le accuse di violazione di copyright si rivelano essere false;
rende illegali anche strumenti informatici che non hanno nulla a che fare con le violazioni di copyright: Virtual Private Networks, proxy, software per l’anonimato; strumenti indispensabili per gli amministratori di sistemi informatici, attivisti per i diritti umani, e dissidenti politici in tutto il mondo.
Il General Counsel della Wikimedia Foundation Geoff Brigham ritiene che il SOPA sia una seria minaccia per la libertà di espressione in Internet.[7] La EFF definisce il SOPA come Disastrous IP legislation.[9]
Creative Commons ritiene che questo disegno di legge vaporizzerebbe l’accessibilità a grandi serbatoi di cultura libera, aumentando il costo e il rischio da sostenere sia da parte di siti gestiti da singoli, come i blog, sia per i progetti a contenuto aperto, come Wikipedia, Flickr, Youtube.[10]
La EFF (Electronic Frontier Foundation) ritiene che questo disegno di legge minaccerebbe la sopravvivenza del software open source, in quanto per sua natura sviluppato con una struttura decentralizzata, da utenti volontari appartenenti a tutto il mondo:
sarebbe necessario trovare volontari disposti ad agire in base alle ingiunzioni del tribunale, in quanto questa azione sarebbe percepita come una censura e contraria al senso stesso dell’open source;
sarebbe impraticabile o impossibile controllare un vasto repository di software su base volontaria;
attuare le imposizioni del tribunale potrebbe costituire una violazione della General Public License, in quanto colui che distribuisce il software non può imporre ulteriori restrizioni sui diritti [già] garantiti dalla GPL.
La stessa EFF ritiene che la terminologia usata nel SOPA sia un chiaro riferimento a Mozilla, che produce il noto browser Firefox, e che ha rifiutato all’inizio del 2011 di rimuovere l’estensione Mafiaafire dal suo sito, la quale reindirizza in automatico verso i siti .com e .net che sono stati oscurati a causa di questioni legali dovute al copyright,sostenendo che nessuna corte ha mai stabilito che l’estensione Mafiaafire sia in qualche modo illecita o illegale.
La norma “riguarderebbe il blocco IP. Penso che contempli l’ispezione approfondita dei pacchetti”, ha dichiarato Markham Erikson, capo della NetCoalition, un gruppo che include Google, Yahoo e eBay. Un collaboratore del relatore Lamar Smith ha sostenuto che sarebbe il giudice a decidere che tipo di blocco ordinare. Cary Sherman, presidente e CEO della RIAA (Associazione Americana dell’Industria Discografica) ha scritto in un editoriale, ospitato da CNET, che la proposta di legge sarebbe rivolta “solo al sottodominio o indirizzo di protocollo Internet illegale, piuttosto che ad agire contro l’intero dominio.” (sic)
Gli statunitensi possono semplicemente passare a provider DNS “offshore”, come CloudFloor, che offrono collegamenti criptati, ha detto David Ulevitch, il capo di OpenDNS per San Francisco; secondo Ulevitch gli imprenditori degli Stati Uniti potrebbero anche spostarsi direttamente offshore. “Siamo in grado di riorganizzarci come una società delle Isole Cayman, e di offrire lo stesso servizio senza essere più una società statunitense”.
Edward Black, presidente e CEO di Computer and Communications Industry Association, ha scritto su Huffington Post che “Ironia della sorte, [la norma] potrebbe fare poco per fermare i veri siti pirata, che potrebbero semplicemente riapparire qualche ora dopo con un nome diverso, se i loro indirizzi web numerici non sono noti anche prima. Chiunque conosca o abbia quell’indirizzo web sarebbe ancora in grado di raggiungere il sito pirata”.
Critiche sugli aspetti tecnici
Altre critiche riguardano il filtraggio DNS, applicato da parte delle autorità degli Stati Uniti sui server statunitensi, previsto dal disegno di legge. I server DNS traducono il nome di un sito web nel corrispondente indirizzo IP, svolgendo per Internet un ruolo analogo a quello dell’elenco del telefono. Il disegno di legge proposto inizialmente prevedeva che l’oscuramento fosse realizzato imponendo a questi server di non instradare le richieste agli indirizzi IP dei siti oscurati; successivamente, questo meccanismo è stato reso facoltativo piuttosto che obbligatorio, tuttavia è ancora incoraggiato.
Tra le altre critiche inerenti il rapporto tra SOPA e DNS:
costituisce un precedente per future influenze arbitrarie da parte dei governi riguardo l’oscuramento di siti Internet;
mina la stabilità e la struttura stessa di Internet, che è stato progettato in modo che tutti i server DNS mantengano una stessa lista di indirizzi: frammentare il sistema DNS vuol dire frammentare Internet (contro la stessa politica statunitense di avere un unico Internet globale);
Il SOPA ostacola l’implementazione del DNSSEC, che migliora il sistema DNS mirando a tutelare la sicurezza degli utenti di Internet. Infatti, Il DNSSEC è stato progettato per essere robusto contro i fallimenti nelle comunicazioni di rete: se un browser non riceve risposta da un server DNS statunitense, chiederà l’accesso ad altri server DNS, finché non riceve una risposta. Questo è il meccanismo che garantisce la sicurezza dell’utente durante l’accesso ad un sito qualunque, in quanto serve per la trasmissione dei certificati che garantiscono l’autenticità del sito visitato, così da prevenire l’esposizione ad eventuali siti fake. Tuttavia, è lo stesso meccanismo che entra in gioco se l’utente visita il link di un sito oscurato. Per il browser è impossibile distinguere tra i due casi. Tuttavia, nel secondo caso, poiché i server statunitensi negano l’accesso al sito, e il browser riceve risposta da un server esterno agli USA, il suo può essere considerato come un tentativo di aggirare il limite imposto dal SOPA, e quindi è perseguibile secondo il disegno di legge. Ciò costituirebbe un pericolo per le aziende produttrici di browser, le quali vedrebbero il proprio prodotto rimosso dal mercato non appena l’Attorney General degli Stati Uniti rilevasse che il browser implementa questo meccanismo.
Sostenitori e oppositori
Presentata dal repubblicano Lamar S. Smith, la proposta di legge ha raccolto, al 15 gennaio 2012, 32 sostenitori alla Camera dei rappresentanti (16 repubblicani e 16 democratici).
La capogruppo democratica alla Camera, Nancy Pelosi, ha espresso contrarietà alla legge, così come anche il candidato alle primarie repubblicane Ron Paul, che ha aderito all’appello lanciato da 9 deputati democratici al resto dei rappresentanti, secondo cui la legge “potrebbe causare danni seri e a lungo termine per il settore tecnologico, uno dei pochi punti luminosi nella nostra economia” e provocherebbe “un’esplosione di cause legali e contenziosi ammazza-innovazione”.
Tra gli oppositori alla proposta si trovano anche Google, Yahoo!, Facebook, Twitter, AOL, LinkedIn, eBay, la Mozilla Foundation, la Wikimedia Foundation e varie organizzazioni per i diritti umani come Reporter Senza Frontiere, l’Electronic Frontier Foundation, l’American Civil Liberties Union e Human Rights Watch.
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